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Politiche Giovanili

“I Laggati”

Dopo i vitelloni, i figli dei fiori, gli yuppies, i laureati e gli sdraiati una nuova tipologia si affaccia sul mercato delle vacche delle categorie sociali: i laggati. È una categoria giovanile molto strana, questa. Il mondo li vede poco o punto. Mentre loro spesso giustamente invece lo vedono in perenne lagging. Soprattutto, vedono gli adulti intorno a loro muoversi a salti, con continui crash e rollback. Solo alcuni artisti, e certe piattaforme social o di gaming sembrano percepirli, spesso però sfruttandoli.

Quelli che hanno vissuto sin dall’infanzia il degrado del sistema scuola, e dalla quale sono stati fagocitati e poi espulsi. La scuola li ha disconnessi molto prima che lo facessero loro, mentre i genitori credevano di mandarli nelle stesse scuole che avevano frequentato loro, di cui spesso invece è rimasto solo il nome e il numero civico. Ma tanto non lo sanno perché loro per primi non partecipano più da tempo alla vita scolastica.

Quelli che lo stato si attende che a loro ci pensi la scuola, quella stessa scuola gestita come un Bancomat per vent’anni a cui si sono sottratte ogni anno risorse e competenze.

Quelli che dopo due anni in classi-stanza sono stati sbattuti in classi-ghetto o classi-pollaio.

Quelli che non leggeranno mai questo articolo, perché non ne hanno voglia o semplicemente perché pensano sia scritto da un boomer. Perché leggere, come si è permesso di scrivere qualcuno, è ormai un hobby da snob. Una specie di lusso.

Quelli che della Rete credono di essere utenti e padroni, e forse a volte è anche vero, ma certamente ne sono sempre il prodotto e la principale merce di scambio. Non è che non ne siano consapevoli, ma tanto… come capacità preventiva e legislazione, gli adulti sono grossomodo fermi al fax, e per giunta non gli offrono niente di meglio.

Quelli che i politici che sbarcano su TikTok gli parlano di pensione e non di lavoro, dimostrando di non capire proprio nulla di tutti e tre gli argomenti. Ma tanto…non votano o se votano lo fanno solo la prima volta, perché ce li mandano i genitori, un po’ come succede spesso con la messa e i sacramenti. Siamo un popolo di cresimandi e poi un attimo dopo atei di fatto.

Quelli che però sarebbe meglio si svegliassero, perché abitano in una città che non sa più esprimere né idee né candidati alle elezioni, visto che di questi, se si guarda alle liste per le politiche, uno solo è nato lì, e quindi si voteranno quelli imposti da fuori del territorio. E che quindi non conoscono il territorio e non gli frega nemmeno più di tanto di farlo.

Ai laggati i partiti dedicano forum e incontri, organizzati in luoghi dove loro non vanno mai, in orari dove sono spesso impegnati con la scuola e dove il pubblico è formato sistematicamente da ultra cinquantenni. Che parlano di giovani.

I laggati possiedono tante informazioni ma nessuno gli ha parlato del valore della formazione. E della curiosità.

I laggati hanno sopportato due anni di pandemia, spesso passati davanti a un muro e a uno o due schermi, anche tre se si conta il telefono, ad ascoltare lezioni in perenne lagging per via di collegamenti fatiscenti che fanno venire nostalgia per il piccione viaggiatore, anni spesi a far da padre e madre a genitori addirittura più in difficoltà di loro e ad ascoltare docenti e lezioni vetuste.

I laggati vivono l’attuale feudalesimo della cultura e dei valori, gli uni e gli altri atomizzati, relativizzati, stereotipati e ridotti a bolla informativa autoreferenziale e autorassicurante, insaporita al gusto Xanax.

I laggati quando appaiono sui giornali è perché sono ‘devianti’ in modo ‘penalmente o non penalmente rilevante’. Ma pochi o nessuno approfondisce da chi o da che cosa deviano. E che la devianza non sarà sempre penalmente rilevante ma lo è di sicuro in ogni caso socialmente.

Quelli per cui la trasgressione non esiste, perché per trasgredire ci vogliono due cose che non ci sono più o ci sono molto meno: delle regole o dei valori universalmente condivisi da infrangere e gente più anziana che per la trasgressione si incazza (ma per incazzarsi non dovrebbe essere a sua volta socialmente indifferente o peggio sociopatica).

Quelli che dialogano più con gli algoritmi che con gli esseri umani. Ma non è mica colpa loro. Gli algoritmi inoltre rispondono sempre e si mostrano sicuri e rassicuranti.

Quelli che vivono in provincia, dove la gente crede che solo per questo tutto vada meglio ‘perché è ancora a misura d’uomo’, ‘perché c’è ancora la solidarietà sociale’ e ‘perchè la vita è sana, mica come in città’. Ma mentre lo dicono non hanno la minima cognizione di che cosa sia oggi la’ misura d’uomo’.

Quelli che vivono in una città incancrenita dai vecchi clichè e che conosce il concetto di tradizione ma non capisce che dovrebbe familiarizzarsi anche con quello di transizione e preferisce andare a fare cenini e festini negli stessi localini e investire in case in montagna e soprattutto al mare ‘sennò in città non sei nessuno’.

I laggati vengono osservati da Osservatori giovanili, scrutati da Osservatori universitari, compatiti da Osservatori sociali che passano i riassunti dei loro studi agli Osservatori giornalistici che altrimenti non li leggerebbero, quelli blanditi da Osservatori politici infine e messi nel mirino da unghiuti osservatori commerciali.

I laggati dai boomer sono spesso anche presi per il culo, perché non si impegnerebbero, non sarebbero disponibili a lavorare a gratis. E loro invece lo farebbero anche. Si, ma non per tutta la vita

I laggati sono quelli che i genitori se sono presenti sono spesso amici, a volte addirittura competitor nelle relazioni sociali. I laggati sono anche quelli che pagherebbero per incassare da loro almeno ogni tanto un ‘no’, motivato, invece che una sfilza di ‘si’ scontati e menefreghisti.

Quelli che le istituzioni devono fare rete per parlare con loro, per incontrarli nelle scuole che non frequentano e comunicare con loro su media che non seguono. Mai nessuno che vada nelle periferie, nelle discoteche, sulle panchine davanti a un bar. E parli con loro…

Quelli che lo stato incasella in alternanza scuola lavoro ovvero alternanza banco-fotocopia-infermeria (o peggio), in progetti di formazione e recupero sempre uguali e spesso poco aggiornati se on pericolosi o addirittura mortali.

Quelli che vedono sempre davanti a sé regole fissate in contraddizione tra di loro e sterili come slogan pubblicitari rinseccoliti del tipo: investi nel tuo futuro-ma tanto non ci sarà futuro perché tutto si scioglierà come i ghiacciai o fonderà sotto una bomba termonucleare; protesta – ma non rompere troppo i coglioni; impara un mestiere- ma tanto poi lo cambierai presto o ti dimetterai; studia e paga le tasse in Italia, ma poi vai a lavorare all’estero; etc etc.

I laggati mica vorrebbero essere tali. Ma se si aspetta dell’altro, si rassegneranno. Loro però ancora sperano in una nuova connessione con la vita, una molto più veloce e affidabile, una società a banda larga, anzi larghissima, sperano di connettersi e scaricare da essa parole oggi rivoluzionarie come speranza, inclusione, dialogo, pensiero, civismo, futuro, progettazione.

Noi speriamo nei vostri upload di idee e proposte.